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Open source o software proprietario: un problema centrale

Vi sono tre temi che da più mesi, ormai da anni, riempiono le cronache italiane dell'ICT e di cui si lumeggiano gli aspetti politici non meno di quelli economici: TV digitale terrestre, UMTS e banda larga.

Un quarto tema, almeno altrettanto importante per i suoi effetti di medio-lungo termine, non è invece riuscito a guadagnare il centro della scena e quindi, di fatto, non è oggetto di dibattito economico e tantomeno politico: l'open source, che attiene al modo di progettare, fabbricare e vendere quell'essenziale prodotto che è il software.

La definizione di Open Source Software (OSS) secondo la Commissione Europea (DG Imprese) è la seguente:

Il software a codice sorgente aperto (OSS) è quello in relazione al quale l'autore (il "licenziante") concede all'utente ("licenziatario") nell'ambito di un accordo di licenza alcune libertà fondamentali:

  • La libertà di studiare il funzionamento del programma e di adottarne il codice in funzione di necessità specifiche, che presuppone l'accesso al codice sorgente; 
  • La libertà di perfezionare il programma ampliandolo od aggiungendovi funzioni;
  • La libertà di servirsi del programma per qualsiasi scopo e su qualsiasi numero di macchine;
  • La libertà di ridistribuirne copie ad altri utenti

L'open source, rispetto al software proprietario, rappresenta, quindi, un salto decisivo nelle capacità collettive di sviluppo delle applicazioni informatiche e configura alternativi modelli di business: si tratta di un moto ormai inarrestabile.

Fuori d'Italia, l'argomento è ormai da almeno un quinquennio oggetto di attenzione crescente e di una molteplicità di iniziative sia imprenditoriali, sia politiche.

Tra le prime, è da ricordare l'indirizzo commerciale di grandi gruppi come IBM, Sun e Oracle, teso a promuovere con decisione la diffusione dell'open source.

Le iniziative politiche sono proliferate soprattutto nel nostro continente per la consapevolezza europea dell'handicap costituito dal non ospitare più leaders mondiali nell'informatica hardware e software.

In questo quadro è stato ritenuto decisivo il ruolo delle Pubbliche Amministrazioni al fine di ricreare spazi autonomi di crescita nell'informatica ; tanto più per il fatto che i modelli di business del software libero, più vicini a quelli dell'artigianato e della piccola impresa che a quelli della grande industria, prospettano un drastico abbassamento delle barriere di ingresso in questo mercato.

L'azione della commissione U.E. a favore dell'OSS si è notevolmente intensificata dopo il summit sulla eEurope di Lisbona (Marzo 2000).

Entro la fine del 2003 la Commissione definirà una disciplina per l'interoperabilità relativa alla fornitura di servizi paneuropei di e-government a cittadini ed imprese.

In Italia, invece, non si registrano precise linee di orientamento su questo tema. La situazione è però in movimento, come testimoniano due rilevanti iniziative che vedono protagonista Microsoft:

  • l'accordo con il Ministero dell'Istruzione
  • la convenzione con il Ministero dell'Innovazione

Si tratta di due iniziative di innegabile rilievo e foriere di effetti di lungo periodo; quindi meritevoli non solo di plauso, ma anche di approfondimento.

Nel caso del Ministero dell'Istruzione, sarebbe bene sapere quali altre iniziative sono in programma per la formazione informatica: interrogativo non da poco, riferito all'ambiente in cui si forma il cittadino, il produttore, il consumatore di domani.

A sua volta, l'iniziativa del Ministero dell'Innovazione sollecita la stessa domanda e un ulteriore chiarimento : come essa si correli con l' affermazione relativa ai vantaggi dell'open source contenuta nell'impegnativo documento sulle "Linee Guida per lo sviluppo della Società dell'Informazione nella legislatura".

Questa indicazione di indirizzo del Ministero dell'Innovazione merita di essere messa a confronto con la concezione del mercato di rigida difesa del software proprietario espressa da Microsoft in un documento presentato nella primavera del 2002 alla Commissione Istruzione del Senato.

Il confronto induce a chiedersi quanto i principi enunciati da Microsoft siano compatibili con i criteri, espressi e impliciti, che sottendono l'indirizzo del Ministero dell'Innovazione.

Ed è opportuno, comunque, che Governo e Parlamento - ragionando sui modi di rilanciare un'economia in declino - valutino seriamente tutte le azioni da intraprendere per rendere possibile un ruolo attivo della Pubblica Amministrazione per il rilancio delle capacità italiane di progettazione e innovazione nel campo del software. Valutazione di evidente importanza nella prospettiva della integrale digitalizzazione dell'ICT e della convergenza multimediale: in questa prospettiva, infatti, la questione software open source e software proprietario non è più confinata ai computer, ma investe anche altri sistemi e altri terminali d'utente come il telefono cellulare e la televisione.

Telefonini e televisori saranno dotati di sistemi operativi e sempre maggiore sarà il numero di applicazioni, interattive e multimediali, che richiederanno l'utilizzo di software in questi apparecchi. Il mantenimento del vantaggio competitivo che l'Europa detiene a livello mondiale nei settori della comunicazione mobile e della televisione digitale in termini di diffusione, sviluppo e tecnologie, dipende sempre più dal rafforzamento di un'autonoma capacità di progettare, produrre e vendere software.

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