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L'amore non bisogna implorarlo e nemmeno esigerlo. L'amore deve avere la forza di attingere la certezza in se stesso. Allora non sarà trascinato, ma trascinerà. (Hermann Hesse)
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Domini su Internet: scelta e registrazione

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Essere presenti su Internet - di persona o con l'azienda - tramite un dominio su misura ha molti lati positivi, e oggi è facile ed economico. Ecco una guida approfondita ai passi fondamentali: scelta e registrazione

Chi sta leggendo questo articolo ha certamente risolto il problema di collegarsi a Internet, ma forse sta pensando al passo successivo: entrare in Rete per lasciare una traccia, permanente, di sé. Questo equivale nella pratica ad avere un proprio sito, che può consistere in una o migliaia di pagine, oppure in una complessa struttura di database e script.

Non ci interesseremo tanto di questo aspetto quanto di ciò che sta alla base della presenza su Internet: disporre di un dominio e di uno spazio dove collocare le proprie pagine, a disposizione dei visitatori di tutto il mondo, come si diceva ai tempi dello sbocciare della Rete.

Che cos'è un dominio? Per ora pensiamo a un dominio come al nome del sito; più avanti la precisione aumenterà. Un dominio equivale, sempre grosso modo, a un indirizzo del tipo http:// www.ilnostronome.it.

Su Internet a tutti i costi

Nel Web attuale, per semplificare, quasi tutti i siti italiani portano un nome con suffisso ".it". Il suffisso finale si chiama in gergo tecnico Top Level Domain, ossia dominio di livello superiore (TLD). Tutti i domini appartengono a un TLD definito da una struttura inventata più di un quarto di secolo fa dagli americani.

In base a questa struttura gli USA avevano suffissi che descrivevano la natura del dominio, cioè .com (commercial) per le aziende, .org (organization) per il no profit, .net (network) per le attività strettamente riguardanti Internet, .gov (government) per le istituzioni, .mil (military) per le forze armate. Fuori dagli USA vigeva un suffisso per nazione. La Germania ha suffisso .de(Deutschland), l'Austria .at e, ovvio, l'Italia .it. Chi vuole realizzare un sito ne registra il dominio, vale a dire noleggia per un certo periodo il diritto di usare il nome scelto pagando l'ente preposto alla gestione del TLD specifico coinvolto.

Chi gestisce la registrazione

Con l'esplodere di Internet negli anni novanta sono emersi due problemi: la mancanza di meccanismi di controllo e l'inadeguatezza del numero di domini a disposizione. Chiunque poteva registrare un dominio .com o .org senza rappresentare un'azienda o un'organizzazione no profit, e senza essere americano. Whitehouse.gov è il sito della Casa Bianca e Whitehouse.com contiene invece pornografia. Altavista.com è un rispettabile motore di ricerca e Astalavista.com è un sito di tutt'altra natura.

D'altra parte in certe nazioni registrare un dominio era un'odissea burocratica ed era assai più semplice optare per un .com. Almeno fino a quando i nomi non sono stati praticamente tutti occupati ed i reparti marketing hanno cominciato a cercare modalità più ingegnose. Numerose emittenti televisive registrano nomi di dominio che terminano in .tv grazie al TLD di Tuvalu, arcipelago sperduto che nessuno conosceva prima di Internet. I tuvalesi vivono di pesca, ma da qualche anno anche di domini, avendo venduto i diritti globali sul loro TLD per un decennio per la cifra di circa 55 milioni di euro.

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